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parliamo un po' di cosa scrivere in questo spazio qui

aprile 28, 2004

21 settembre 2001

TOLOSA, 21 SETTEMBRE 2001 - Una fortissima esplosione, di origine ancora sconosciuta...

... fonti dei soccorritori parlano di danni spaventosi, 12 morti e 240 feriti, 50 dei quali in gravi condizioni.

... la fabbrica chimica AZF del gruppo TotalfinaElf che è esplosa stamattina alla periferia sud di Tolosa.

Nella nube tossica che si dirige dalla periferia verso il quartiere del Mirail e il centro dei Tolosa ci sarebbe ammoniaca, stando alla testimonianza di alcuni operai della fabbrica.

... la polizia ha invitato la popolazione a barricarsi in casa. Panico e psicosi-attentato fra gli abitanti, ai quali sono state distribuite maschere antigas. La maggior parte dei feriti sarebbe stata colpita da frammenti di vetro, ma si è avuta notizia del crollo di due stabilimenti industriali e di almeno un grande negozio di elettrodomestici...

... chiusa la metropolitana dopo la fuga di centinaia e centinaia di persone dalle stazioni, bloccata la tangenziale. Evacuate molte scuole ed edifici.

"Testimonianze allarmanti" sulle condizioni di sicurezza nella fabbrica AZF di Tolosa erano state raccolte di recente.

Nel magazzino c'era «acido nitrico».

... al momento attuale Tolosa - sconvolta dall' esplosione di questa mattina - è una città isolata. Enormi ingorghi di auto circondano la città del sud della Francia da quando - presi dal panico - migliaia di abitanti sono saliti in macchina con familiari e conoscenti e si sono allontanati a tutta velocità dal centro. In centro, frantumi di vetro per terra ovunque, fino a parecchi chilometri di distanza dal luogo dell'esplosione.
L'esplosione è stata equivalente a una scossa di terremoto di magnitudo 3,4 gradi sulla scala Richter ed è stata avvertita anche dai sismografi della Normandia, nel nord della Francia. Cinque treni con circa 4.000 pellegrini italiani diretti a Lourdes, che avrebbero dovuto transitare oggi pomeriggio per Tolosa, sono stati deviati su Bordeaux.

...
TOLOSA, 24 SETTEMBRE 2001 - A tre giorni dall'esplosione nell'Azf di Tolosa il bilancio è di 29 morti (22 all'interno della fabbrica), sei dispersi e più di 2 mila feriti. 400 persone sono ancora in ospedale, 30 di loro in condizioni gravi.

I danni ammontano a centinaia di miliardi. Sono state chiuse altre due aziende accanto all'Azf: la Tolochimie ed la SNPF (dove si fabbrica carburante per i missili Ariane e il fosgene, un gas bellico). 460 operai sono senza lavoro e altri mille in cassa integrazione. Dopo quest'incidente è ad alto rischio la sopravvivenza del polo chimico a sudest di Tolosa, già radicalmente contestato dagli ambientalisti.

3 mila gli edifici danneggiati....

Sia l'azienda che i sindacati hanno ipotizzato un attentato, gli inquirenti hanno parlato di un "atto individuale", forse di una vendetta. L'esplosione di venerdì mattina è avvenuta non durante un processo di lavorazione ma nel magazzino e il gas deflagrato (nitrato di ammonio, un potente esplosivo adoperato anche da Tim McVeigh nella strage di Oklahoma city) per produrre gli effetti che ha prodotto sarebbe stato portato a un livello di surriscaldamento altissimo da un atto volontario, non da un errore o da un incidente casuale. Alcuni operai hanno parlato della strana presenza, all’interno della fabbrica, di grossi cilindri di plastica a forma di pannocchia, ma gli inquirenti giudicano la testimonianza poco attendibile...

Sei in pericolo!

S_ fu sorpreso dalla rapidità di reazione del ramingo. Non appena il bovino si era materializzato sull'uscio, aveva circumnavigato il bancone con due passi lunghi e ben distesi. Quando l'asciugamano che aveva sulla spalla era planato sul pavimento lercio, egli era già di fronte al nuovo arrivato che stava urlando parole che i presenti sulla scena, a giudicare dalle loro espressioni, ritenevano incompresibili e, probabilmente, irrilevanti. Solo Jan il biondo, come si seppe in seguito, era riuscito a capire qualche parola di tanto in tanto, ma non a sufficienza da cogliere il senso (qualora ve ne fosse) dei muggiti del bue. Pero' I_ era certo di aver notato una strana luce negli occhi color cielo terso di Jan, quando il rumeno aveva pronunciato la parola "Jaszu".

Lo zingaro affronto' lo scalpitante bovino in un ottimo dialetto transilvano. La trasformazione dell'uomo, che fino a pochi istanti prima appareva insignificante, dietro un bancone di un infimo tugurio, con un canavaccio unto sulla spalla, fu sorprendente. Pareva, ad S_, che fosse addirittura cresciuto di statura. Ora, con le zampe ben piantate sul pavimento ed uno sguardo del tutto nuovo, affrontava l'energumeno rumeno con una sicumera che non lasciava dubbi. "Cosa cazzo ci fai qui? Non sono questi i tuoi ordini! Sei stato attivato già da 2 giorni e dovresti essere in Belgio adesso. La situazione è drammatica e stiamo correndo un pericolo senza precedenti. Non possiamo permetterci cazzate proprio adesso"... "Cosa cazzo ci fai qui?", ripetè ancora lo zingaro, tradendo, con le sue mani tremanti, un inusitato e imprevisto nervosismo. Il gigante taurino sussurro': "Mi dispiace, Maestro. Ho dovuto. Sei in pericolo. Dobbiamo andarcene da qui". Lo stupore si era appena disegnato sul volto non certo radioso dello zingaro, quando un gridolino da infante ruppe l'equilibrio. Uno dei due bimbi biondi (il piu' grande) farfuglio' qualcosa che Jan si prese la briga di tradurre immediatamente in francese, spagnolo e portoghese: "Là fuori c'è uno, sceso da un camion, che pianta pannocchie tutto intorno a questa baracca"

Iazigo sarà lei!

La sotto-provincia di Jasz, al centro dell'Ungheria, è un'enclave etnica dove vivono gli Iazigi: nel 900 l'ultimo eroe degli Jasz venne imprigionato e condannato a morte. Suonò il corno di guerra per richiamare i suoi guerrieri: nessuno arrivò e lui fu giustiziato. Fine della storia degli Jasz.
La strada per Jàszberény attraversa una campagna verde e piatta. Strada stretta, poche curve, asfalto relativamente recente. Ci sono dossi strani, a cammello; ci sono cunette inattese, parallele alla strada, non perpendicolari. Ci sono buche grosse (80-100 cm di diametro, più di una spanna di profondità); a volte leggi sui giornali "...uscito di strada a causa di una buca, si schiantava e perdeva la vita...": mi chiedevo come fosse possibile morire per una buca sulla strada; ora ci credo. Sulla strada non passa quasi nessuno. Ma a volte ci sono dei trattori, modelli anni '70 Daf, Trabant, Husqvarna; a volte sono carri trainati da cavalli; a volte si incrociano colonne di TIR che superano trattori o carri. Né rallentano, né scalano marcia: superano. Quelli che percorrono la tratta Timisoara-Budapest decidono spesso di allungare la strada passando di qua, prima di raggiungere "La Circe Magiara". Non che lo facciano per godersi il panorama; gli Jasz producono clandestinamente alcuni prodotti clandestini che camionisti clandestini portano clandestinamente nel resto d'Europa: candelotti di dinamite al mais, grappe di legno di sedia, chewingum all'aglio.


"Di quiu no muovu-su nessunuscu" ripetè il "bue" rumeno.
La situazione non gli era molto chiara ma il suo istinto bovino gli diceva che c'era qualcosa di strano, lì dentro. Le sue perplessità aumentarono ancora quando, scrutando meglio lo zingaro gestore del bar, ebbe l'impressione di averlo già visto. Tanti anni fa: stava vendendo uno stock di candelotti di dinamite a forma di pannocchia ad un camionero nei pressi di Jàszberény.
Estu no eres zingaru. Estu eres Jaszu!

aprile 19, 2004

Toro scatenato

"Di quiu no muovu-su nessunuscu" ringhiò il bovino chiudendo la porta a chiave.
L'impressione generale che ne ricevette l'allegra compagnia rinchiusa nel seminterrato fu la stessa: meglio darrettare al tipastro, una vera mole del regno animale, abnorme, esagerato; sguardo poco acuto, testa ridotta, collo inesistente, mani a tenaglia, piedi a forbice, petto in fuori, pancia in dentro. Un golem se non fosse che era romeno. Joao lo aveva caricato a Denicoleanu, un ridente paesino nei pressi di Timisoara, punto di passaggio abituale del portoghese dove si sempre si fermava per una pulizia di candele, una gonfiatina ai pneumatici e un pompino rapido nel club di ritrovo di camionisti, mitico e mitologico allo stesso tempo: "La circe transilvana". Uscendo dal club, il tipo andó incontro a Joao e sbarrandogli la strada con una gamba gli chiese qual era il suo percorso.
Joao, un poco intimorito dalle dimensioni del ruminante, glielo dettaglió club per club:
- "La circe magiara" a Sdazerogbsdz vicino a Budapest
- "La circe carsica" a Lujabuna vicino a Nova Gorica
- "La circe lagunare" a Montefeltruzza vicino a Venezia
- "La circe langhetta" a Camo
- "La circe occitana" a Aix en provence
- "La circe catara" a Toulouse.
"Tulusu?"
"Non proprio, un poco fuori c'è una capanna con uno zingaro dentro che dà da bere a chi glielo chiede 6 volte scortesemente."
"Ferpectu"
Non appena issato sul camion, il soggetto cadde in uno stato di catelessi profonda e irreversibile; 35 ore dopo solo un tremendo botto riuscí a riportarlo alla (sua) realtà. Scese dalla motrice e subito (per quanto possa un erbivoro) si rese conto di essere arrivato a destinazione. Vide la palafitta senza pali. La riconobbe. E con passo deciso si avvicinò, aprì la porta e entrò.
"Di quiu no muovu-su nessunuscu" ripetè.

aprile 16, 2004

Primo Interludio

In un famoso film italiano dei tardi anni '80, uno dei protagonisti, celebre attore dal percorso artistico assai peculiare, si rammarica: "A noi ci ha rovinato il Cristianesimo, come cultura. Prima c'erano le terme... adesso cosa abbiamo? Le pizzerie". Le pizzerie... quel profumo di legno che arde e di pasta lievitata. Il carrello degli antipasti e la vetrina dei dolci. Il pienone la domenica sera alle 7 e in settimana settimana alle 10, al termine dell'allenamento della squadretta di calcio locale. Uno dei piu' grandi successi dell'export italiano, subito dopo altri meno nobili, con i quali spesso è andato a braccetto. E i nomi: standard (qualunque cosa ricordi Napoli), tematici (Cucina, Mulino, del Porto, Michelangelo, etc...), esotici (Il Nilo [sic!!]) e via discorrendo. Il giorno (quanto tempo è passato? anni? quanti?) che mi fu affidato il compito ero troppo eccitato per farci caso. Dopo tanta attesa potevo finalmente essere utile. "Una pizzeria... non lontana dal centro della città... presentati li' martedi' sera alle 23. Loro sanno tutto". L'indirizzo e poi un click, la comunicazione era stata interrotta e mai piu' udii quella voce. I fiumi hanno continuato a riversarsi nei mari senza che questi ultimi siano straripati e io non ho perso una sera. Feste e domeniche comprese, alle 6 varco l'ingresso laterale della pizzeria "Entremetier". E aspetto... a volte per ingannare l'attesa, servo ai tavoli, aiuto in cucina. Altre sere non faccio assolutamente nulla. Se non sapessi che fossero di plastica, potrei quasi avere l'impressione di veder le piante agli angoli delle sale ed all'ingresso crescere davanti ai miei occhi. Ma forse sono io che ho iniziato a diventare piu' piccolo, schiacciato da un'idea e un compito che forse non arriveranno mai.
Ma stasera l'attesa è un vago ricordo.
Che i fiumi continuino a scorrere e le piante di plastica a crescere. E' finito il tempo di guardarli da dietro due occhi sempre piu' chiusi ed estraniati. Stasera una donna è entrata, si è seduta al tavolo 5 della sala delle rose e ha ordinato una focaccia con i carciofi. Ho visto come ha evitato di guardarmi negli occhi. So che ha percepito la mia mano che tremava, mentre scrivevo. Non le importa che non le abbia neanche chiesto se beveva una birra o acqua gassata. So che aspetterà 10 minuti e poi si allontanerà con una scusa. Dalla cucina nessuno si lamenterà. L'ordinazione non è mai arrivata al pizzaiolo cinese. Io ho scritto quello che mi è stato detto di scrivere, ho strappato con cautela il foglio dal blocchetto, l'ho consegnato all'uomo che si presenta come il proprietario e sono uscito senza salutare e senza guardare questo posto per l'ultima volta. Una serie di azioni provate e riprovate nella mia mente in tutti queste stagioni. Adesso sono fuori, non sento freddo e aspetto lei. Mentre il mio sguardo gioca con la luce del semaforo che sorveglia l'incrocio poco distante, ho un solo pensiero nella mente. "E' successo. Devo mettermi in viaggio immediatamente. Sono pronto..."

Mi accodo

Forza Demix, ché c'ho la bici in terza fila...

Sabato e domenica, chiuso per riposo settimanale

Settimana difficile: un esame di finanza e movimento sul lavoro hanno avuto la meglio sulle pulsioni creative.
A proposito Panorademix, prima tu pubblichi il tuo contributo, prima io sfogo il mio neurone.

Nota linguistica della settimana:
Addio al celibato = stag party = enterrement de vie de garçon = despedida de soltero
Addio al nubilato = hen party = enterrement de vie de jeune fille = despedida de soltera

Felici saluti e un cordiale weekend.

aprile 14, 2004

Zurück

Miei cari, sono rientrato dalla costa atlantica e andro' tosto ad aggiornarmi circa l'evoluzione della ns. storia. ho svolto alcune ricerche sulla forfora portoghese, ma non ho avuto evidenze definitive. nessuno è al corrente dell'uso delle carpe armene, ma è probabile che la mia traballante traduzione non abbia reso l'idea. è peraltro di grande attualità lo strano caso di un camionista scomparso. la polizia, indagando nel passato contorto dell'individuo, è risalita fino all'epoca dei Templari.
Sorvolando Tolosa, e all'andata e al ritorno, ho notato un'inquietante nube oscura a forma di carciofo a lato dell'autostrada. qualcosa sta indubbiamente accadendo da quelle parti...

Avendo mancato di augurarvi buona Pasqua lo faccio mo', con immediata retroattività e augurovvi tambien un lieve rientro alle attività lavorative & scrittorie (sull'esistenza di quest'ultimo termine mi riservo il beneficio del dubbio).

schöni Abig

aprile 13, 2004

Io sono a favore di qualsiasi rimaneggiamento a posteriori, sempre che (as long as) volga a correggere o a mantenere l'unitá del racconto. O no?

aprile 12, 2004

La riscrittura di Gentlemen's Agreement è perfetta e decisamente organica alla fabula, anche se ritengo che sarebbe bene discutere attentamente la possibilità di intervenire ex-post sul testo.
Scendo or ora dall'Alta Langa, dove ho consumato un poco frugale pranzetto. Mi maledico per non aver avuto con me la mia fida Nikon, ché avrei avuto modo di riempire un paio di schede fotografiche: un sole radente duellava con neri nuvoloni rivieraschi e proprio all'altezza di Serravalle l'acquazzone era impenetrabile. In compenso la tranquilla oasi di Gigi, a Roascio, ha concesso alcune ore di ristorato riposo ai pellegrini che si avventuravano incautamente sulla Via Magistra Langarum.

Nus from Sky Nus

Ho modificato una parte di Gentlemen's Agreement per mantenere la coerenza della trama, dati i nuovi ed imprevisibili sviluppi dell'intreccio. Dategli un'occhiata.

Dal giornale Sport, edito in Barcellona, sulla partita Real Madrid-Osasuna 0-3:
"El Real Madrid completó otro ridículo monumental, cinco días después de verse apeado de forma vergonzosa de la Champions League, que le descabalga también de la cabeza de la Liga"

Motto uruguayo: "Sole a Pasquetta, bel tempo t'aspetta"

A presto

aprile 06, 2004

Allegato 1: San Michele aveva un Gallo...

Dove si tratta con dotta elocuzione del delittuosissimo rapporto che intercorse tra una Sacra et Luminosissima Reliquia et uno horrifico autocarriadore lusitano.
Et inoltre dello strano caso di conlocazione temporale et spatiale dello ottimo et pio Sancte Michele et una sventuratissima et immonda masnada alli margini della suburbia di Tolosa.

Molti ed illustrissimi sapienti ed esperti delle cose divine e delle cose occulte concordano nell'affermare che il mito del Santo Graal altro non rappresenti che il Sangue di Gesù. La tradizione della costa mediterranea della Francia vede ancora oggi festeggiare, con grande partecipazione di popolo tra le comunità zingare del Midi, le Saintes Maries de la Mer: la leggenda narra che, dopo la morte di Gesù, le Sante si imbarcassero verso la Francia custodendo il prezioso tesoro, al fine di instillarlo nel sangue delle genti di Gallia. I re di Francia, fin dall'inizio, rivendicarono infatti quella lontanissima e divina origine. Fin qui potremmo dire, senza tema di blasfemia, che la casata reale di Francia riuscì a trasformare in questo modo il sangue rosso in sangue blu.
Ma pochi sanno che dopo i due differenti cromatismi ne intercorse un terzo, ben meno reale e per nulla divino, bensì diabolico e mefitico: il sangue verde. Michele Garicoïts, prete basco a.k.a. San Michele, ebbe la ventura di passare nei pressi di Tolosa nel 1832. Qui, in occasione di un ritiro presso i gesuiti tolosani, ebbe modo di rivelare il suo segreto ai severi frati: egli possedeva il Santo Graal, di cui venne in possesso un suo lontanissimo antenato allorquando Jacques de Molay e gli ultimi Templari se ne privarono prima di bruciare sul rogo di Place Dauphine. La rivelazione è confermata dal fatto che, tre anni dopo da una costola dei gesuiti di Tolosa nasce l'ordine dei Preti del Sacro Cuore di Gesù (il Graal!). Ma gli astuti corvacci gesuitici, timorosi del potere proveniente da quella reliquia, con un abile stratagemma la celarono in un luogo sicuro ed inaccessibile: le segrete cantine del monastero di Tolosa, dove si custodivano preziosi orci di uno strano e potente amaro distillato dal cuore (altra inquietante coincidenza) dei carciofi.
Passarono quasi due secoli.
Attraverso vicende di cui si è perduta la memoria, il liquido sacro passò di orcio in botticella, di anfora in ampolla, di vaso in bottiglia per finire, Anno Domini 2004, nel bicchiere di un camionista portoghese che aveva appena perso il suo carico di carpe caucasiche, e di lì in bocca e poi giù nelle immonde viscere del lusitano fino a quando uno spasmo più forte dei precedenti lo spinse fuori a forza, spruzzato a pioggia sui jeans bianchi dell'ignaro avventore S_.


"Cristo!" disse S_.
Non poteva sapere di averci azzeccato in pieno...

Sangue, arena e carciofi

"Psch" rispose I
"Sul serio, è sangue, sangue umano" affermó Jan, questo era il nome del biondo patriarca
"Verde?"
"Esatto"
"Bah, non sará sangue marziano?"
"No, no, no, umano, UMANO" gridò sottovoce Jan
"MMMHHHHHH" I sempre rifletteva a voce altissima; S_ ebbe il coraggio di riprenderlo. I lo zittí con un petto.
"Provalo. Che ti sembra?" incalzo Jan
"Cynar andato a male" indovinò I decifrando il nome che appariva sulla etichetta della bottiglia.
"Ti ho detto che è sangue"
"Sará"
"Non sará, é sangue"
"Vabbé"
"Come vabbé?"
"Come come vabbé?"
"Non capisco, ci sei o ci fai?"
"Sparisci tanghero, che sto trattando con Joao cose molto importanti"
Joao annuí, vomitando sui pantaloni bianchi di S_ i 6 bicchierozzi di liquido verdastro, facendone la divisa del Betis FC.
"Cosí non mi credi, eh?" domandó Jan
"Perché dovrei?" azzardó I
"Perché no?"
"Perché si?"
"Guarda il tuo amico"
"Non é mio amico" classficò I
"Fa lo stesso, guardalo"
"Sta male per il Cynar andato a male. Ovvio."
"No, sta male perchè ha bevuto SANGUE e stará ancora peggio."
"Se continua a bere, sicuramente."
"Non capisci, vero?"
"Non TI capisco e cominci ad annoiarmi, biondino. Fila via."
"Va bene, se tu lo vuoi."
"Bravo, io lo voglio. Evaporati, merlo."
Incuriosito dalla faccenda, I volle reinterrogare lo zingaro per ulteriori chiarificazioni, dati i nuovi elementi a disposizione. Cinque "scusi" e tre "cameriere" non furono sufficienti. Ci volle un "figlio di puttana" per attirare la sua attenzione. Con totale disinteresse, il transumante tornò a avvicinarsi al tavolo.
"Ti ripeto che questo liquore ha un gusto strano" esordí I
"Ah si?"
"Si"
"Di che cosa sa?"
"Di carciofo"
La risposta impressionó tanto all'accattone che un fremito lo percorse intero. "Stavolta ho esagerato" pensò, "un giorno di questi mi viene un ispettore, mi obbliga a fare pulizia e a sapere che cosa servo. Sarebbe la fine. Neppure dei frati pellegrini scalzi e senza mutande mi posso fidare"
"Non ti preoccupare, amigo, il prossimo giro lo offre la casa." conciliò il rubabambini
"Casa, che casa?" ignarò I
"Lo sgabuzzino, volevo dire."
"No, grazie." tagliò corto I
I aveva fretta di ripartire; il carico di fiches da chemin de fer in pelle di giraffa non poteva aspettare. Vide con la coda dell'occhio vide Joao barcollare, stramazzare al suolo a pochi centimetri della mammina bionda. Era l'occasione buona per andarsene senza dare nell'occhio. Purtroppo in quel momento la porta si aprí e irruppe scalciando nella fognatura un minotauro o per lo meno qualcosa che gli somigliava moltissimo. I riconobbe il passeggero addormentato del camion carposo.
"Dove credevi di andare?" muggì il bue con fattezze umane.

Se non hai ancora capito chi è il pollo, vuol dire che il pollo sei tu

... ma mi pigliano per il culo?
... questi mi stanno pigliando per il culo. Questi sono tutti d’accordo e stanno recitando ‘sta scenetta assurda...
... ma perché?

Lo zingaro sorride di sbieco mentre spilla un bel boccalone di schiumosa 1664.
Guardali! Quei due si scambiano sguardi d’intesa, o sbaglio?
Spatola via due dita di schiuma dal bordo del boccale.
E quell’altro, che finge di essere ubriaco?...
Asciuga il boccale con uno straccetto logoro.
È tutto così assurdo! ‘Sta famigliola, sembrano finti... quell’altro che non dice un cazzo e giochicchia con la tazzina del caffé... ‘sti due coi camion, con le carpe... e adesso pure ‘sto biondo che se ne esce fuori con ‘sta storia...
Afferra il boccale, posa la sigaretta, si dirige verso il biondo. Quando posa la 1664 sul tavolo del biondo tutti i presenti lo osservano come se fosse Erode in un asilo. Questione di un attimo.

"Appena questo zotico si leva di torno ti dirò qualcosa che ti può interessare” alitò angelicamente il biondo sotto lo sguardo furente dello zingaro. Divertito e incuriosito, I appoggiò il gomito sullo schienale e, con una lieve torsione del busto, si dispose ad ascoltare la storia di quel buffo e misterioso capofamiglia. Lo zingaro accettò la sconfitta; straccio sulla spalla destra, sigaretta, gomiti ben piantati sul bancone, testa incassata tra le spalle: Mi pigliano per il culo, si convinse.
Lo piglia per il culo? si domandò S_ osservando con attenzione I che ascoltava con attenzione il biondo. I due uomini si guardavano dritto in faccia. I bambini giocavano sul tavolo con una mezza dozzina di macchinine (ce n’era anche una identica alla famigliare di papà, stesso modello, stesso colore). La mamma stava china a risistemare qualcosa all’interno dello zaino e Joao era nella posizione più favorevole per cogliere gli aspetti più seducenti dell’operazione: il decolleté della bionda mamma lo aveva in parte risvegliato dai miasmi di quel residuato di Cynar ma lo sguardo acquoso e le mani tremolanti dicevano molto sul suo stato di salute.
Il biondo parlava da un paio di minuti. Raccontava una storia incredibile, che iniziava così: “Quello non è Cynar andato a male. È sangue.”

aprile 05, 2004

S_ aveva recuperato il suo posto al tavolino e guardava distrattamente il nomade nell'atto di mescere qualche decilitro di Cynar ai due camioneri, mentre rovistava in tasca alla ricerca di una gauloise. trovatane una e verificatane la sufficiente stabilità, l'accese e comincio' a svaporarla con quello stile lento e studiato che aveva appreso da un amico anni addietro. pochi al mondo sapevano espirare una nuvoletta di fumo e poi ricatturarla nell'atto dell'inspirazione. S_ aveva sempre pensato, con una certa meraviglia, che tutto cio' rappresentava metaforicamente l'impossibile sogno di poter ritrarre una frase inopportuna pronunciata al momento sbagliato. Mentre era immerso in questi pensieri digestivi, l'iberico ed il lusitano stavano affrontando il Cynar e la constatazione amichevole con spirito differente. I aveva notato fin dal primo sorso che qualcosa di strano (a livello molecolare, si seppe in seguito) doveva per forza essere accaduto all'amaro che era solito consumare per colazione quando attraversava l'Italia. Pertanto si era come arrestato, fissando pensieroso il bicchiere, come a fare una radiografia del contenuto. Per contro, il portoghese, senza mai smettere di maledire tutto e tutti, aveva già asciugato tre volte il bicchiere, osservando con sospetto il modulo giallo e blu che era apparso sul tavolino. I chiamo' lo zingaro e protesto' circa la qualità del Cynar. Questi si strinse nelle spalle, sostenendo che la data di scadenza sulla bottiglia era un po' sbiadita, ma in fondo non era il caso di formalizzarsi troppo. del resto vista la situazione nel suo complesso, un po' di amaro passato era insignificante rispetto all'estinzione di carpe del lago Sevan che si stava consumando nel suo parcheggio. I incontro' lo sguardo di S_, due occhi semichiusi che parevano tutto meno che sonnecchianti, e capi' che era meglio non discutere con lo zingaro. Decise di trangugiare il contenuto del bicchiere e iniziare il faticoso compito di indottrinare il portoghese circa le misteriose vie burocratiche delle pratiche assicurative.
In quella, i biondi rientrarono compatti nel bar: a vederli non si sarebbe mai sospettato del dramma avvenuto poco prima all'esterno. Solo due carpe spinnanti dallo zainetto dove poco prima erano riposti i bimbi avrebbero fatto pensare a qualcosa di strano. Mentre si dirigevano al loro tavolo con passi silenziosi, papà biondo si fermo', il suo sguardo attratto dal poco Cynar rimasto nella caraffa. Si avvicino' risoluto ai due camioneri e in perfetto castigliano si rivolse ad I. "Se vossi in voi io non lo berrei". I non nascose uno sguardo di stupore misto a diffidenza che piu' volte gli era servito a risolvere certe faccende con le polizie di mezza Europa. Joao si scolo' il quarto bicchiere e rutto' senza cattiveria. Papà biondo si accomodo' al tavolino, guardo' nell'ordine il suo orologio (con studiato automatismo), lo zingaro (con un cenno come di chi ordina una birra, solo che egli disse "ein stange"), Joao (con rassegnazione) ed infine S_ (con un sorriso complice che questi comprese al volo). Poi si volse verso I. "Voglio raccontarti una storia..."

Gentlemen's agreement (by Cynar)

Nel frattempo I si avvicinó all'autista, intento a raccogliere una ad una le carpe boccheggianti. Il tipo era portoghese, non c'era dubbio: barba di 3 giorni, baffo di alcuni mesi, sguardo triste e alito pesante. Il suo nome era Joao, sua madre lo chiamó così in onore a suo padre, che la aveva montata 115 ore consecutive, nella stessa posizione della carriola. Meritava una ricompensa. Il portoghese era infuriato; brandendo una carpa e roteandola in aria come una mazza, affrontò lo spagnolo che gli veniva incontro:
Spagnolo: "Tranquilo, amigo"
Portoghese: "Ti scarpo la faccia"
Spagnolo: "Amigo, qui paga l'assicurazione"
Portoghese: "Assicurazione? Che cos'é?"
Spagnolo: "Andiamo bene, prendi il libretto ed entriamo nel baretto"
Portoghese: "Libretto? Che cos'è?"
Spagnolo: "Baretto, alcool, pagare io"
Portoghese: "D'accordo"
I due entrarono nel chiosco immondo dello zingaro, si sedettero, chiesero una bottiglia di Pacharan al vagabondo che gliela rifiutó con il pretesto di non sapere che cosa fosse il Pacharan. Il barbone ha voglia di scherzare, disse a se stesso I. Alla richiesta di una bottiglia di qualsiasicosa, il senzafissadimora si ricordó di una bottiglia di Cynar che tempo addietro un frate peregrino, scalzo e senza mutande, aveva chiesto di conservare, ma di non degustare, lui o un suo confratello sarebbero tornati a riprendersela. Perché lasciarla lí nelle mani unte di un infido senzacasa? Il diseredato non se lo chiese mai. Ormai erano passati una decina di settimane da quell'incontro e il picedi si sentí libero da quella promessa. Prese uno sgabello, allungó la unta mano e afferró la bottiglia. Si insospettí vedendo una nutrita colonia di muschi e licheni in un lato del recipiente; come è possibile una forma di vita in queste condizioni, che grande è zia Natura, madre ce n'è solo una, e chissà qual è la mia. Optò per scaraffare il contenuto. Quando tornó con la caraffa ectoplasmatica, i due autisti gli chiesero che cosa fosse. Il gipsy rispose che si facessero i fatti loro. I due annuirono. Lo spagnolo si convinse definitivamente che valeva la pena retromarciare un poco anche sulla baracca asfittica del randagio.

aprile 02, 2004

Torino-Milano, Umbe e Maria Concetta

Serata difficile anche per me. Calcetto notturno e outdoor tra le folate di bora di Treiso dopo qualche giro di cocktails Torino-Milano, piuttosto caricati da Umbe. Mi vedevo già in uno speciale del TG2 sui rischi d'infarto, con la mia faccia criptata a pixeloni e sotto lo sguardo azzurro, compìto e cripto-pornografico di Maria Concetta Mattei: la sua voce, come in un sogno, recitava estratti Istat e sottotracce Eurispes con reminiscenze sirchiane, del tipo "... quella tra i trenta e quaranta anni è la fascia più a rischio: alcool, nicotina, sport saltuario, lavoro sedentario e un'alimentazione scorretta, fatta di cene pantagrueliche alternate al classico panino "mordi e fuggi" o ai sempre più appetitosi stuzzichini da aperitivo, sono le principali cause dell'aneurisma cardiaco, del polmone atrofizzato e del ritiro della patente".
Lunedì prosegue la fabula. Liberi tutti.

aprile 01, 2004

Din Don

comunicazione tecnica: sono ahimè impossibilitato a contribuire adeguatamente all'imprevedibile piega che sta prendendo il nostro vagare con la penna. contenuti di tale levatura richiedono un briciolo di concentrazione e di dedizione, nonchè tempo. quest'ultimo mi difetta assai in questi primi lievi giorni di primavera. improrogabili scadenze e l'imminente partenza per una missione importantissima a Lisbona mi assorbono quasi totalmente.
mi auguro di poter ancora trovare un pertugio da cui reinserirmi nel racconto che si sta si' mirabilmente dipanando. a proposito, papa' biondo, nella sua freddezza, ha la faccia di uno che di cose ne sa, ma gliene fotte sega di parlarne.

mercoledi' volo in terra lusitana (per una settimana) mi propongo di intervenire su questi canali almeno una volta prima di svignarmela.

fine dei cazzi miei, possiamo tornare a farci quelli degli altri