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aprile 16, 2004

Primo Interludio

In un famoso film italiano dei tardi anni '80, uno dei protagonisti, celebre attore dal percorso artistico assai peculiare, si rammarica: "A noi ci ha rovinato il Cristianesimo, come cultura. Prima c'erano le terme... adesso cosa abbiamo? Le pizzerie". Le pizzerie... quel profumo di legno che arde e di pasta lievitata. Il carrello degli antipasti e la vetrina dei dolci. Il pienone la domenica sera alle 7 e in settimana settimana alle 10, al termine dell'allenamento della squadretta di calcio locale. Uno dei piu' grandi successi dell'export italiano, subito dopo altri meno nobili, con i quali spesso è andato a braccetto. E i nomi: standard (qualunque cosa ricordi Napoli), tematici (Cucina, Mulino, del Porto, Michelangelo, etc...), esotici (Il Nilo [sic!!]) e via discorrendo. Il giorno (quanto tempo è passato? anni? quanti?) che mi fu affidato il compito ero troppo eccitato per farci caso. Dopo tanta attesa potevo finalmente essere utile. "Una pizzeria... non lontana dal centro della città... presentati li' martedi' sera alle 23. Loro sanno tutto". L'indirizzo e poi un click, la comunicazione era stata interrotta e mai piu' udii quella voce. I fiumi hanno continuato a riversarsi nei mari senza che questi ultimi siano straripati e io non ho perso una sera. Feste e domeniche comprese, alle 6 varco l'ingresso laterale della pizzeria "Entremetier". E aspetto... a volte per ingannare l'attesa, servo ai tavoli, aiuto in cucina. Altre sere non faccio assolutamente nulla. Se non sapessi che fossero di plastica, potrei quasi avere l'impressione di veder le piante agli angoli delle sale ed all'ingresso crescere davanti ai miei occhi. Ma forse sono io che ho iniziato a diventare piu' piccolo, schiacciato da un'idea e un compito che forse non arriveranno mai.
Ma stasera l'attesa è un vago ricordo.
Che i fiumi continuino a scorrere e le piante di plastica a crescere. E' finito il tempo di guardarli da dietro due occhi sempre piu' chiusi ed estraniati. Stasera una donna è entrata, si è seduta al tavolo 5 della sala delle rose e ha ordinato una focaccia con i carciofi. Ho visto come ha evitato di guardarmi negli occhi. So che ha percepito la mia mano che tremava, mentre scrivevo. Non le importa che non le abbia neanche chiesto se beveva una birra o acqua gassata. So che aspetterà 10 minuti e poi si allontanerà con una scusa. Dalla cucina nessuno si lamenterà. L'ordinazione non è mai arrivata al pizzaiolo cinese. Io ho scritto quello che mi è stato detto di scrivere, ho strappato con cautela il foglio dal blocchetto, l'ho consegnato all'uomo che si presenta come il proprietario e sono uscito senza salutare e senza guardare questo posto per l'ultima volta. Una serie di azioni provate e riprovate nella mia mente in tutti queste stagioni. Adesso sono fuori, non sento freddo e aspetto lei. Mentre il mio sguardo gioca con la luce del semaforo che sorveglia l'incrocio poco distante, ho un solo pensiero nella mente. "E' successo. Devo mettermi in viaggio immediatamente. Sono pronto..."