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marzo 25, 2004

Una caña, coño (una birra, figa)

All'improvviso, la porta si aprí. Un camionero spagnolo, I per gli amici, I per i conoscenti e I per l'anagrafe, entró, passo lungo e fiato corto, attraversó il tugurio per andare a appoggiarsi, con la delicatezza di un container, sul bancone. Fatto ció, si rese conto di avere sete e chiese un birra: "Una caña, coño".
Indolente al limite della depressione, lo zingaro tiró fuori il pollice della mano destra dalla narice destra e il mignolo della mano sinistra dalla orecchia sinistra, esaminó il risultado di entrambe le operazioni di pulizia, solo il moco superava il controllo di qualità, giuste le dimensioni e il colore verdiccio, pulí le estremitá sotto il bancone e serví la birra al camionero. Il quale, nel frattempo, era andato a evacuare alcuni dubbi che gli sorsero al chilometro 44. Erano dubbi consistenti, quasi esistenziali, se non fosse che il camionero non sapeva che cosa volesse dire la parola esistenziale. Terminata la sessione, tornó al bancone, sgoló la birra, lasciando una moneta da 2 euro dentro il bicchiere dove aveva sputato precedentemente. Uscendo dal locale, buttó un'occhiata alla televisione; Manuel era appena stato trapassato da parte a parte all'altezza della parte più nobile che avesse. I scosse la testa e disse: "Gabachos? buenos para hacer crepes; los toros, que los dejen a nosotros, a los hombre de verdad; si El Cordobés estuviese por aquí, se los follabas a todos!"