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marzo 29, 2004

Armenia, mon amour

Tutti corsero fuori a vedere che cosa fosse successo. Uno spettacolo raccapricciante. Il camionero, distratto da un paio di biondine stetteggianti e sculettanti, invece di ingranare la prima, mise la retro. Il camion a rimorchio, chiamato "Pepa y Paca" in onore delle figlie, di un colore viola a pois rosa (non le consanguinee, il mezzo) si era andato a fracassare contro un container di vetro-resina di un autoarticolato trasportante un centinaio di carpe vive del Caucaso, più precisamente dell'Armenia; occorre ricordare che il mercato delle carpe vive dell'Armenia aveva preso piede un anno prima quando uno studio dell'università americana di Santa Fe aveva dimostrato le qualità benefiche della pinna di carpa caucasica sulla forfora. Le carpe andavano a ruba, soprattutto in Portogallo, dove la forfora era una malattia atavica e difficile da erradicare e dove il carico in frantumi era diretto.
L'impatto aveva causato un botto che il camionero ricordava avere sentito solo alcuni anni prima a Valencia in occasione della festa primaverile de "Las fallas". In quell'occasione aveva di fatto perso l'udito destro. Senza scomporsi, I scese dalla motrice e con fare indifferente si diresse verso ció che restava, osservò il disastro e penso a voce alta "È incredibile in quanti pezzettini possa rompersi un container"